Attualità

LE NUOVE FOTO DELLA SIGNORA M.

SCATTATE OGGI, 22 aprile 2011

VISIBILI DIFFERENZE CON LE STIGMATE

DELLO SCORSO ANNO


Rispetto allo scorso anno, si rileva la novità del “laccio” presente al di sopra dei “grani

del Rosario”. Per il resto, la ferita alla mano sinistra è del tutto simile a quella del 2010.

La Signora M in trance. Una nuova lacerazione interessa la fronte.

Aiutata da alcune presenti, la figlia della Signora M. (a sinistra nella foto) deterge le ferite

presenti sulla schiena.

La figlia cerca di alleviare la sofferenza della madre rinfrescandola con un panno umido.

La Signora M. è completamente immobile e non reagisce agli stimoli.

La Signora è in trance profonda. Rimarchevole la congestione del volto.

Ben visibile il “laccio” al di sopra dei “grani del Rosario”.

I “devoti” attorno al letto.

Ancora, una foto che ritrae i “devoti” i quali, in un silenzio irreale, vivono la circostanza.

La Signora M. – appena cessata la trance – mi riferisce sulle “visioni” avute.

La modesta casa della Signora M.

All’esterno dell’abitazione della Signora, quanti non possono essere “contenuti” dalla

stanza. Visibile, nel capannello di centro, il Parroco del piccolo paese: entrerà dopo, quando

i “devoti” saranno ripartiti. 

PRESTO, IL VIDEO INTEGRALE DEL “FENOMENO”.

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Il 20 APRILE SCORSO SCRIVEVO:

Venerdì 22, dopodomani, ancora una volta le stigmate faranno sanguinare la mano sinistra di M., una Signora calabrese di mezza età. Ho seguito la persona in argomento per un anno, raccogliendo le sue confidenze: la stessa, mi ha permesso di filmare (per intero, senza stacchi) la “Passione” che, a suo dire, vive nella ricorrenza del Venerdì Santo. In effetti a M., sotto gli occhi di un nugolo di “assistenti devoti” , qualcosa succede. Io, da laico, vi ho assistito: documentando lo scorso anno (2010) “trance” e “racconto” al risveglio del profondissimo stato di coma, durato ben venti minuti. La persona seduta sul letto di M. è il parroco del paese: a lui e ai presenti M. racconta quanto “visto” nel corso del misterioso fenomeno. Chi volesse approfondire, legga la mia inchiesta di seguito pubblicata. La Signora M. non ama pubblicizzare i “fenomeni” che vive. Ancora, M. possiede il “dono” di curare alcune infermità attraverso la mano destra. Io ho semplicemente verificato come, in effetti, da tale mano si sprigioni un calore fortissimo, a volte insopportabile. Il resto, tento di spiegarlo nella nota seguente. La Signora M. presta a tutti, e senza compensi, le proprie “cure”. Sto valutando se mettere in rete il video, molto interessante. Il dubbio è forte: contravvenire ai desideri della Signora o informare, ad ogni costo? Ci sto pensando.

Giuseppe Braghò

 La mano della Signora M. nella foto del 30 marzo 2010. Le stigmate sono evidenti ma

non ancora sanguinanti.

Foto del 02 aprile 2010: le stigmate, con evidenza, hanno appena cessato di sanguinare.

02 aprile 2010: la Signora M. racconta al Parroco del paese quanto ha “visto” durante la

trance.

 

02 aprile 2010: Parroco e “devoti” ascoltano la Signora M. al risveglio.


RIFLESSIONI SUGLI STIGMATIZZATI, E NON SOLO.

L’uomo nasce, l’uomo muore. Nel frattempo – o fra le due verità, se si preferisce – lo stesso attraversa fasi scontate: dal dolcissimo seno al doloroso slattamento, dalla spensierata infanzia alla visionaria adolescenza. In seguito, giunge la consapevole acquisizione della maturità. Fin qui tutto regolare, chiaro e caro: ha imparato l’arte della vita. Il problema, ragguardevole e universale, piomba quando gli accade di morire o, per essere più esatti, in previsione che ciò si compia. Il pensiero della fine appare circostanza sconvolgente: niente più odori, fame, sonno, freddo, caldo, parole, ragionamenti, amore, denaro, abitudini. Niente di niente. Buio. Silenzio. Immobilità. Decomposizione. Quattro orrendi demoni che prendono tutto, senza lasciare nulla. Quattro tenebrosi cavalieri che galoppano per qualunque latitudine, spezzando il fiato d’ogni popolo. Quattro esseri immateriali che, giorno e notte, troncano prìncipi e barboni, papi e laici, dotti e illetterati, sani e infermi, uomini e donne, vecchi e bambini, bianchi e neri. Un tempo, tra vegetazioni esagerate, nascevano e morivano maleodoranti ominidi villosi: oggi, tra cementi spavaldi e sgarbati, vengono al mondo e cessano profumate creature evolute. La morte, forse più d’ogni altra cosa, separa il passato dal presente: così succederà ancora, finché ci sarà vita. Si dà il caso, comunque, che il genere umano corra sempre ai ragionamenti, e ai ripari: diciamo per avvedutezza, semplificando l’assunto. Fabbrica il tetto perché non piova in casa, usa il condizionatore per difendersi dal caldo, inventa l’automobile per arrivare prima e con minor fatica. Avverte, d’altra parte, di possedere una natura incorporea – uno spirito, o qualcosa di simile – la quale diventa sempre più esigente: séguita a porgli domande. Perché la fine? Che senso ha? Che cosa succede, dopo? L’albero cresce, si fa grande: segato, alimenterà focolari, altrimenti diventerà sedia, guardaroba, cassa da morto finanche. Intorno a ciò sappiamo quasi tutto: il cerchio si chiude senza troppe speculazioni. Allo stesso modo possiamo dire per la specie animale la quale, secondo le attuali conoscenze, non è dotata di ragionevolezza: quantomeno presso le nostre persuasioni mediterranee. Le bestie – si dà per scontato – possono avere temperamento, o particolari attitudini: modi di fare, in genere. Tutto qui, semplicemente. La specie umana, al contrario, è un bel dilemma: per fedeli compagni possiede manifesto e incognito, quest’ultimo sempre ricco di suggestione. Ciò che è oscuro – dalla tenebra delle prime grotte all’ignoto esistenziale – ha di continuo espresso preoccupazione: con l’ansia si viveva male, e tanto. Ci voleva un rimedio risolutivo. Si è scritto che i sogni concorrano ad alleviare le angosce. Il tormento, tuttavia, è affare robusto: non si gratifica pienamente attraverso fantasticherie che durano, al più, otto ore. Altro: occorreva altro. Così i nostri rozzi progenitori – i quali non si spiegavano l’immaterialità della visione onirica, scambiandola per una vita parallela e allo stesso tempo coscienti del misterioso intimo che li seguiva, appiccicato più ancora che le grossolane pelli indossate – impararono a rispettare e temere l’Ignoto: battevano fiere forti e fortissime ma non quietavano l’affanno interiore, sfida celata. Come affrontare un nemico invisibile, indefinibile? Non restava che difendersi con la medesima arma. L’immaginazione è mamma grande, universale, senza limiti scientifici: partorisce di tutto. Riconobbe così – l’Homo sapiens – il primo, potentissimo dio: il Pensiero. Ne è frutto l’anima. Si reputa che la gagliarda famiglia sia, oggi, confortevolmente accompagnata da altri pupilli mentali: psiche, passione, coscienza, ispirazione, genio, fervore, illuminazione e, non ultima, grazia. Per mezzo di questo connaturato corpus l’uomo vive meglio, e peggio: sereno e inquieto, in rapporto a misura e qualità intellettive fruite dal personale ingegno. Naturalmente tra i primitivi e i contemporanei l’indubbia evoluzione ha sanato, con l’adattamento, ciò che andava corretto: pertanto, non si potrà comparare l’elementare Pensiero primordiale a quello attuale, alquanto raffinato. L’epigono del Neanderthal pensò: che una forza invisibile mi soggioghi, sarà certamente più grande di me, dunque devo piegarmi, farmela amica, riconoscerne la potenza. Assistiamo alla nascita della Soggezione, grezza forma di asservimento racchiudente rispetto, timore, speranza, dedizione: fondamenti tutti del futuro senso religioso. Nasce il culto primario: la Dea Madre. E’ simboleggiata al femminile, con evidenziate prosperità carnali, vasto ventre ed enormi seni: caratteristiche semplici, palesi e dense di discernimento istintivo. Alludevano, tali corrispondenze, al ciclo della riproduzione. Non si comprendeva ancora la manifestazione della morte, o meglio: appariva naturale segno di fine, intesa come termine, consumo. Gli antenati cominciarono, in seguito, a renderle omaggio: accanto alle spoglie vi deposero strumenti litici, ossa animali, conchiglie. Possiamo soltanto supporre come tali usanze significassero forse vicinanza, affiatamento con la natura: può darsi. Passa il tempo e ogni cosa muta: si affina, per così dire. L’uomo si sposta, scopre e tempera il linguaggio, inventa la scrittura, comunica con il popolo limitrofo il quale, anch’esso, nasce e muore: nota che il medesimo problema esiste dappertutto. I contrassegni di primitive questioni interiori sussistono ugualmente in nuovi luoghi: differenti, ma ci sono. Il dilemma è universale infine, e l’umanità corre ai ripari. Sublima il Pensiero, arricchisce la riflessione sul mistero dell’anima: presso alcune genti, addirittura, la risorsa dello Spirito si concede anche a particolari specie animali i quali, in ragione di ciò, diventano sacri. L’individuo ricco di potere socio-politico resta sempre e comunque il Signore, la Maestà a volte divinizzata: basta guardare un qualsivoglia rilievo egizio (restando dalle nostre parti) per avere risposte. Presso altri meridiani variano i personaggi e le credenze: la combinazione Uomo-Dio è comunque presente. In seguito, e si evidenzia per interesse specifico del presente assunto, Gesù detto il Cristo avrebbe posto le basi di ammonimenti – pur se assolutamente egocentrici – in parte niente male, fintantoché gli stessi non furono collegati all’ambizione delle postume Scritture di rappresentare unica concretezza socio-religiosa oltre che di certezza assoluta sulla genesi umana. Il culto cattolico narra che gli Ebrei del Sinedrio – cogliendo la pericolosa rivalità del predicatore – lo straziano, con l’apparente distratta connivenza dei Romani: lo stato di cose non passa inosservato tra il popolo soggiogato. Aumentano così i seguaci: i sermoni del Maestro con la tunica bianca attecchiscono rapidamente, assieme alla speranza di libertà dall’oppressore e dalle tenebre dell’ignoranza spirituale. In realtà, l’uomo Gesù (un nome comune, all’epoca) potrebbe essere stato un predicatore ebreo itinerante di notevole spessore morale: per così dire un autentico proto-socialista, trasformato in dio dai propri sostenitori i quali, attribuendogli miracoli e prodigi d’ogni foggia, dopo il supposto olocausto lo glorificarono facendolo perfino risorgere. La storicità vera dell’uomo Gesù – dando per scontata la sua esistenza reale e considerando che dello stesso il primo a parlarne è Paolo, verso la metà del primo secolo nelle Lettere, pur non avendolo mai incontrato di persona, per sua stessa dichiarazione – potrebbe ravvisarsi (solo un po’) spogliando i successivi Vangeli dal mito. Le grandi discordanze contenute negli stessi sono chiarite nei modi più svariati dal clero (oggi come ieri), il quale si è servito del pretesto divino per costruire una tra le più potenti società di controllo del mondo: la Chiesa. Tutto ciò è surrogato dalla singolare sapienza della teologia la quale di fronte all’incomprensibile si sottrae al raziocinio, salvandosi sotto il manto intoccabile dei dogmi. Pertanto, in teologia sussistono sia circostanze sia teorie: i cattolici cristiani possono lietamente fare assegnamento su un voluminoso corpus di verità indiscusse. Il resto è trita storia: storia i tre ambiti post mortem dopo la quale, in realtà, non vi è assolutamente nulla. Senza tener conto delle certezze che la scienza un giorno dopo l’altro ci fornisce, in tanti pensano davvero che, vivendo da buoni praticanti, possano accomodarsi (cadaveri resuscitati) alla mensa celeste dell’unico Creatore o, in attesa della beatitudine, penare qualche tempo tra i patimenti del Purgatorio: quell’ordo poenitentium, dove bisogna sostare un po’, avendo disobbedito – in parte – ai principi di fede opportuni al cattolico cristiano. Soltanto di recente la Chiesa, attraverso le parole di Giovanni Paolo II (agosto 1999), ha proclamato che tali ambiti sono “situazioni, più che luoghi ”. Il bizzarro status del non voler intendere l’autorevolezza della ricerca scientifica (erede della logica) si può imputare al fatto che, in genere, il popolo è più attratto da ciò che non comprende, piuttosto che dalle rigorose oggettività le quali, volendo, potrebbero capirsi con impegno riflessivo. Nonostante il trasparente e razionale equilibrio del moderno concetto scientifico, più culti religiosi hanno successo, in giro per il minuscolo pianeta Terra: ogni etnia ha il suo Gesù, pur se nella cruda realtà esistenziale, ogni stirpe possiede semplicemente la propria vita, oltre alla propria morte. No, non può essere che si nasca per morire, tout court. Ci dev’essere qualcosa, dopo la fine, che ci riscatti dalle pene terrene:chi soffre in vita godrà dopo, si sostiene in ambienti non soltanto cristiani. Sicuramente, per l’uomo comune è più accettabile la teoria della speranza piuttosto che la certezza del semplice disfacimento. Il problema non è spiegarlo, ma accreditarlo. La complicazione consiste unicamente nella misura d’intendimento posseduta da quanti si soffermano intorno alla riflessione profonda: la maggior porzione dell’umanità, secondo scrupolosi calcoli, non è in grado di cogliere bene quello che, invece, è spiegabile per il rimanente genere umano più dotato. Tra questi ultimi, molte le grandi intelligenze, e in ogni campo: il 93% degli uomini di scienza sono concordi con il rigore razionale e la minuscola fetta residua, soltanto, rappresenta i dissenzienti. Sono proprio le persone discordi e dotate d’ingegno (contrastante, in ogni caso, il pensiero speculativo laico e, per la qual cosa, da considerarsi di parte) che simboleggiano la tangibile opposizione alla neutrale consapevolezza: scrivo, nel nostro caso, dei cosiddetti Uomini di Chiesa, Papi per primi. Sanno bene, costoro, quanto contraddittorio sia il contenuto delle Scritture, dalle quali apprendono e attraverso le quali insegnano! Qualora fossero poi persuasi intorno alla veridicità storica dell’Antico e Nuovo Testamento, per non parlare poi dei Vangeli d’ogni sorta, allora, nel caso, si tratterà di falsi sapienti: sordi impenitenti, in breve. Basterà studiare con spirito critico veritiero (senza l’oppio del dogma di casta) i contenuti dei Sacri Testi (nessuno escluso) per rendersi conto della Grande Frottola, perpetuata partendo dal mito per approdare – lentamente ma inesorabilmente – a una certa storicità nondimeno molto confusa, stante l’enormità di materiale passibile di studio profondo e, di per sé, fonte (quasi) inesauribile d’ingannevoli complessità: una commistione tra vero e falso, la quale non potrà assolutamente persuadere il franco ricercatore. L’applicazione autentica e scevra da preconcetti costa tempo e impegno razionale ma, si sa, il banale piace più del difficoltoso. Un breve appunto sulla Bibbia attraverso le dichiarazioni di Piergiorgio Odifreddi, matematico impertinente e impenitente:

Se la Bibbia fosse un’opera ispirata da un Dio, non dovrebbe essere corretta, coerente, veritiera, intelligente, giusta e bella? E come mai trabocca invece di assurdità scientifiche, contraddizioni logiche, falsità storiche, sciocchezze umane, perversioni etiche e bruttezze letterarie? ”.

Certo è che una nutrita schiera di santi e beati concorre a supportare l’attendibilità divina prima, durante e dopo la vita dell’essere umano. La gente teme la morte, non si capacita di dover finire: ha bisogno di credere. Proseguo con Odifreddi:

“…la religione trova la sua ragion d’essere nell’emisfero destro, sede dell’istinto e della visceralità, e non è minimamente scalfita dagli attacchi che le sono sferrati dall’emisfero sinistro, sede della logica e della razionalità ”.

Il pensiero laico non attecchisce con la stessa energia di quello religioso: il premio Nobel per la fisica Steven Weiberg a ragione sostiene che:

“…con o senza religione, i buoni si comportano bene e i cattivi male, ma ci vuole la religione per far comportare male i buoni ”.

Alcune persone prestano fede in maniera così forte, da ripercorrere emotivamente la passione e la crocifissione di Gesù Cristo in forma intensa, cagionandosi tangibili e per niente misteriosi segni: le stigmate. D’altronde, al di fuori dell’ambito cattolico cristiano il fenomeno non si manifesta, e basterebbe tale assoluta evidenza a sgonfiare un po’ l’animo degli ammaliati sostenitori. Ad adottare la parola “stigmate” per primo fu Paolo, per dichiarare la propria appartenenza a Gesù: “stigmata Jesu in corpore meo porto ” e, dall’epoca della stigmatizzazione di Francesco d’Assisi sino a pochi anni fa, c’era in corso una controversia sull’accezione da accollare al versetto. La diatriba sulle espressioni di Paolo germinò da Leone, compagno, confessore e assistente di Francesco, che si trovava sul monte della Verna dove si narra che siano comparse le stigmate. Egli, spiegando le Laudes Dei Altissimi, per primo adattò a Francesco le parole dell’apostolo “Porto le stigmate di Gesù nel mio corpo”. Oggi, interpretiamo come Paolo, con il termine “stigmata”, intendesse semplicemente il connotato specifico trasmesso dal sacramento del battesimo. La Chiesa stessa, a parte San Francesco d’Assisi, dunque primo stigmatizzato ufficiale (pur se ciò non è per nulla certo), non riconosce la veridicità di eventi similari e posteriori al 1224, epoca in cui si crede che il frate sia stato segnato: anche non ammettendoli, tuttavia tollera il fenomeno. Non bisognerà certo possedere intelligenza superiore per capirne il motivo: il fuoco senza alimentazione si spegne, così come la fede popolare, senza tali avvenimenti, diminuisce. A volte non tutti i segnati sono sincere espressioni di autentiche problematiche interiori, incatenate – secondo la più attendibile cultura medica – a una particolare classificazione di schizofrenia: Padre Pio da Pietrelcina, con decreto ufficiale del Sant’Uffizio del 31 maggio 1923 è stato sconfessato perché il dichiarato sangue delle stigmate era (nella cruda realtà e accreditando le verbalizzazioni formali dell’epoca) tintura di iodio. Fu riabilitato ufficiosamente soltanto quarantuno anni dopo nel 1964 da Paolo VI, contro il passaggio di proprietà delle sue diverse operosità economiche, e fu canonizzato da Giovanni Paolo II nel 2002, a soli due anni dalla beatificazione: nonostante ciò, milioni di credenti visitano ogni anno la sua tomba chiedendo grazie e intercessioni divine. Dal tredicesimo secolo a oggi, sono 480 gli stigmatizzati censiti: 406 di sesso femminile e 74 di sesso maschile. Perché così tante donne segnate? E’ interessante riportare, per chiara esplicazione, un passo dell’accurato studio compiuto sull’argomento dalla psicologa Cristina Tumiati.

“…Il fatto che il corpo delle donne, più di quello degli uomini, abbia sviluppato un’eccezionale “partecipazione somatica” all’evento più espressivo del cattolicesimo può rappresentare un’interessante ragione di riflessione. Nel contestualizzare il vissuto del corpo che qualificava la devozione femminile nel periodo d’insorgenza del fenomeno, si può osservare che se da una parte si accettava e si condivideva la visione della donna che caratterizzava quell’epoca, e cioè che il corpo femminile fosse lo strumento di dannazione per eccellenza, “osceno vaso” tollerato e tollerabile solo perché destinato alla procreazione, dall’altra si riconosceva a quel corpo l’autorità d’immedesimarsi con Cristo sino all’identificazione. La storica Caroline Wolker Bynum sostiene che si possono formulare molte ipotesi sulla qualità corporea della spiritualità femminile nel tardo Medioevo. In primis “si potrebbe argomentare che le donne dovessero enfatizzare l’esperienza del Cristo e manifestarla all’esterno per mezzo della propria carne perché prive dell’ufficio clericale che le autorizzava a parlare ”. Inoltre, la considerevole enfasi posta sui miracoli che riguardavano il corpo, era avvalorata dai teologi e dai prelati nella lotta contro le eresie perché dimostrava che i corpi che diventavano una cosa sola con il Crocefisso, grazie alle stigmate e alle visioni, costituivano una prova evidente ed efficace contro l’affermazione catara che carne e materia non potevano essere creazioni di un Dio buono. In linea di massima i teorici del Medioevo non vedevano il corpo come nemico dell’anima, contenitore dell’anima, o servo dell’anima, ma consideravano la persona come un’unità psico-somatica, come insieme di corpo e di anima: “Essi non solo interpretavano eventi fisici come espressioni dell’anima, ma si aspettavano che anche il corpo stesso offrisse un mezzo di accesso al divino. A causa della sua espressività e della sua debolezza, il corpo era inferiore all’anima. Locus della fertilità e dell’incontro mistico, esso era anche sede della tentazione e della decomposizione. Mentre l’anima era immortale, il corpo risorgeva solo dopo il decadimento e come conseguenza della grazia della Resurrezione di Cristo. Il corpo non sempre era un amico, uno strumento, o una porta per il paradiso: soprattutto quello femminile. Tuttavia, una marcata caratteristica della storia della religiosità occidentale di quel periodo era la diffusione dell’opinione secondo la quale l’esperienza fisica femminile costituiva una genuina unione con Dio ”. Molti tra i più recenti studiosi hanno dimostrato che la spiritualità del mistico di sesso maschile era diversa da quella delle mistiche e che tale differenza riguardasse, appunto, il corpo. I pensatori dei secoli anzi detti associavano il corpo con la donna; di conseguenza si aspettavano che l’espressività delle donne avesse un carattere più fisico di quella degli uomini. Gli uomini e le donne medievali associavano la donna al corpo o all’umanità di Cristo: “…anzi, si spingevano spesso così lontano da trattare la carne di Cristo come femminile, almeno in alcune delle sue funzioni salvifiche, specialmente il sanguinare e il prendersi cura del prossimo, “nutrirlo” (a tale proposito è interessante notare che in alcune rappresentazioni pittoriche medievali dai seni del Cristo zampillava latte). Questo dato di fatto ci aiuta a comprendere perché fossero le donne più degli uomini a imitare Cristo attraverso il corpo,specialmente con le stigmate ”. Recenti studi di antropologi e storici della medicina, francesi e italiani, confermano che credenze diffuse nella società e nella cultura medievale identificavano la donna con la carne e la carne di Cristo con la donna: “Gli interpreti medievali della Bibbia insegnavano regolarmente che “lo spirito sta alla carne come il maschio sta alla femmina”, cioè che la dicotomia maschio/femmina può servire da simbolo delle dicotomie forte/debole, razionale/irrazionale, anima/corpo. Servendosi di tali coppie di simboli, Ildegarda di Bingen fu indotta a vedere l’uomo come simbolo della divinità di Cristo e la donna come simbolo della sua umanità. L’associare le donne all’umanità di Cristo, da parte di Ildegarda, stava alla base della sua dichiarata concezione secondo la quale alle donne veniva giustamente negato il sacerdozio, poiché esse avevano altri mezzi per congiungersi a Cristo. Come spose di Cristo in unione mistica, le donne erano il corpo di Cristo, non semplicemente le sue rappresentanti ”. Un altro filone cui far risalire la tendenza medievale ad associare la carne con la donna, e il corpo di Dio con il corpo della donna, è quello delle ipotesi “scientifiche ”. Alcuni autori hanno recentemente fatto notare che i filosofi naturali medievali argomentavano che uomini e donne erano in realtà la versione superiore e inferiore della stessa fisiologia. L’apparato riproduttivo femminile era esattamente come quello dell’uomo, ma rovesciato. Molti fattori incoraggiavano teologi, scrittori di religione e filosofi naturali a mescolare e confondere i due sessi. “Proprio perché il rovesciamento era meno fruttuoso, simbolicamente parlando, per le donne, esse erano meno propense a impiegare le immagini invertite. Uomini e donne avevano gli stessi organi sessuali; quelli maschili erano solo meglio disposti. Queste teorie rendevano la linea di demarcazione fra i due sessi veramente permeabile. L’ Imitatio Christi femminile mescolava i due sessi nelle sue più profonde metafore ed esperienze. Le donne potevano fondersi con il corpo di Cristo perché in un certo sensoerano corpo, e, tuttavia esse non dimenticavano mai la mascolinità di Cristo. Anzi, proprio perché la mascolinità era umanamente superiore, il Dio che redimeva e amava soprattutto gli umili si abbassava a sposare la carne femminile”.

Anche l’influenza della situazione sociale può fare un po’ di luce sulla natura della devozione femminile. Non va dimenticato, infatti, che a quei tempi, il ruolo di accudire ai corpi era esclusivamente femminile. Pertanto si potrebbe soggiungere che le donne trasferivano il loro abituale ruolo di cura del prossimo nelle proprie esperienze religiose più profonde; occupandosi dei corpi dei bambini, dei malati, dei moribondi, la qualità somatica dell’esperienza visionaria poteva essere, in parte, una continuazione della responsabilità sociale delle donne, che riguardava il corpo .

La partecipazione somatica cui fa riferimento la Tumiati è, a parer mio, attendibile interpretazione per così impressionanti fenomeni. Stigmate, apparizioni, profezie, glossolalie, inedie, virtù terapeutiche, emografie, estasi, transverberazioni, omogenesi, levitazioni, ubiquità e quant’altro sono, ragionevolmente, figli della stessa madre. Predicatori carismatici, veggenti e segnati non sono, in genere, impostori: vivono realmente ciò che riferiscono o mostrano sul proprio corpo. Non mentono asserendo di vedere la Madonna di Medjugorie o cose simili: l’inganno sta nell’associare al divino quanto invece è altrimenti investigabile e, in molti casi, spiegabile. Ogni argomento che non sia rigorosamente scientifico ha, sempre, il proprio limen, inteso come confine: sia lo stesso essoterico o esoterico, vale a dire popolare o riservato.

Giuseppe Braghò


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commenti
  1. francesco braccio ha detto:

    …nel giorno di pasqua del 2009, improvvisamente piombarono a casa mia una regista e un mio amico che mi convinsero a seguirli: così io e mia moglie abbiamo fatto. Dopo pochi minuti di automobile da T….. siamo arrivati a casa della signora in questione (per ragioni di privacy non faccio né nome della stessa, né del paese). Ci siamo trovati dinnanzi a qualcosa che mai avrei pensato di poter vedere, io seduto sul letto della signora e lei con ancora i segni della passione di Pasqua sulle mani (che mi lasciò anche fotografare) e sulla schiena.
    Ci parlò di tante cose per più di un ora.
    E’ stata un’esperienza unica… Ah! le foto? Saranno in qualche memoria delle mie macchine fotografiche, non le ho mai pubblicate.

  2. Gaetano ha detto:

    Non credo possa ridursi il tutto a mera psicologia!

  3. Carmela ha detto:

    Se Gesù potesse scendere da quella Croce e..parlare!

    • giuseppebragho ha detto:

      Per comprendere è necessario studiare, ricercare con onestà intellettuale e…capacità. I surrogati poetici (inconsci o consapevoli) sono socialmente dannosi o, quantomeno, insignificanti.

  4. Carmela ha detto:

    Concordo pienamente con quanto da Lei affermato..

  5. sciglitano domenica ha detto:

    caro Giuseppe non ho le tue profonde conoscenze purtroppo: ma, da umile (ignorante), ho la consapevolezza che sia il bene sia il male sta in noi e in ciò che siamo, non nelle religioni. Se ci sia un Cristo non lo so: di sicuro ci son tante brutture… ingiustizie… Allora, mi chiedo: se veramente un Cristo c’è, perchè dar sofferenza a poveri innocenti? Che male hanno fatto, loro? Quali peccati hanno mai commesso? Cosa devono scontare? Dove sarebbe questa giustizia divina, se a pagare è una creatura? Il Cristo ci punisce cosi, facendo soffrire un’anima pulita e casta? Non mi piace questo Cristo. La mia legge è: chi sbaglia, paghi. Ciao, grazie.

    • giuseppebragho ha detto:

      Cara Domenica,
      scrivi che il bene e il male stanno congiuntamente in ciascuno di noi: non sbagli. Commetti un primo errore – tuttavia – quando introduci, lamentandoti, di non avere “…profonde conoscenze”, che a me attribuisci. Le personali magre nozioni – per cominciare – sono di certo inferiori a quelle che desidererei assaporare: la vita è breve, e il tempo per “conoscere” si riduce giornalmente. Nonostante sia vero che chi più ricerca più numerose risposte ottenga, non è necessario possedere sfarzose perle per godere di una collana, la quale può sussistere in sobrio vetro svolgendo, ciò nonostante, la funzione specifica della stessa. Tanto, per affermare come la realtà oggettiva sia circostanza per tutti, purché si pretenda. Continuando, un secondo errore lo riscontro quando “assolvi” le religioni le quali (tutte) altro non sono che “relazioni” fra l’uomo e lo straordinario: di parte, ovviamente. Karl Marx, nel 1844 scriveva: “La religione è il singhiozzo di una creatura oppressa, il sentimento di un mondo senza cuore, lo spirito di una condizione priva di spirito. È l’oppio dei popoli”. Universalmente noto, per contro, come la scienza NON opprima alcuno e come della stessa traggano beneficio perfino i medesimi “religiosi” i quali, messi alle strette dalla logica, aprono il penoso ombrellino dei dogmi. Arriviamo alla terza inesattezza: forse, la più consistente. E’ assolutamente improprio associare i molteplici e distinti tormenti che affliggono gli “innocenti” alla figura di Cristo: ciò è tipico delle persone “confuse” intorno al tema distinto, e credo che tu lo sia. La “confusione” è figlia del disordine, del caos imposto dalle varie corporazioni religiose a suon di agghiaccianti – quanto banali – intimidazioni, spesso travestite da illuminati suggerimenti. Non è il caso che ripeta, quanto potrai leggere – o rileggere – nella riflessione di cui sopra. Il predicatore Cristo è (soggiogato) strumento di punta per l’organizzazione della Chiesa cattolica, così come il profeta Maometto lo è per l’equivalente strutturazione musulmana, il Buddha per l’indiana e via dicendo. La paura della morte spalanca porte nere. Non per tutti, per buona sorte. Tali soglie possono e devono essere sbarrate da e per chiunque. E’ più logico star bene da vivi che da cadaveri. Proseguo con le parole di un caro Amico scrittore: Adriano Petta. “Purtroppo i preti professionisti di tutte le religioni hanno ingannato gli esseri umani propinandogli la truffa più grande della storia: il corpo è caduco, muore, si distrugge… mentre l’anima, lo spirito è immortale. E’ esattamente il contrario: la materia di cui siamo composti, non si distruggerà mai, si trasformerà, diventerà altro… ma, stando alle ultime conoscenze scientifiche, ancora non siamo riusciti a distruggerla. Mentre il nostro spirito, quello che ora sta tenendo accesa la nostra discussione… non appena il nostro sangue cesserà di scorrere nelle nostre vene, svanirà nella notte dei tempi. E questo i preti professionisti lo sanno perfettamente: ma ci hanno costruito la loro professione per non lavorare, per cibarsi del nostro lavoro, dei nostri sacrifici”. Ancora, terminando, è razionale e quanto mai evidente come gli “innocenti” da te nominati subiscano tormenti, persecuzioni, fame e malattie soltanto per cause “umane”. Nessuno sa essere cattivo come l’uomo. Vivi con onestà intellettuale: affidati alla ragionevolezza, la quale mai ti proporrà asservimento in cambio di “Paradisi”.

  6. sciglitano domenica ha detto:

    giuseppe! Vedi: sei mitico, o per meglio dire un profondo conoscitore dell’animo…hai ragione a dire che son confusa ma è cio che la religione vuole: nel dubbio, s’insinua…la mia è una riflessione, una domanda che mi pongo forse da sempre: “il perché della sofferenza degli innocenti” (come tali io considero solo i bambini) e che, anni fa, ho posto ad un prete. Nonostante la sua indubbia istruzione non ha saputo darmi una risposta, se non quella che “…anche dio ha sacrificato suo figlio gesù…”. Bah! ….non ha saputo dire altro! Quando poni delle domande di questo genere, sempre e solo il mistero… io ho sempre avuto bisogno di risposte, riscontri e la religione – o chi per essa – non me li ha mai dati. Sì, come ben dici te “vivi con onestà intellettuale” …penso d’averlo sempre fatto o almeno, ci provo… Poi sai com’è, son birichina…
    Un abbraccio e un ringraziamento a fb: nonostante tutti i psicolabili che lo frequentano, ho avuto la fortuna d’incontrare una persona come te…. ciaoooooooooo

    • giuseppebragho ha detto:

      Le religioni non possono dare risposte oggettive e, meno che mai, offrire riscontri verificabili. Ora, si da il caso che non tutti gli individui possiedano voglia di conoscenza e intelletto assieme: in virtù di tanto, diventa banalmente facile per le congreghe in argomento stupire, ammaliare, spaventare… Non dismettere la vita da cosciente “birichina”: il tuo mattone alzerà il livello del muro anti-idiozie. Grazie per la partecipazione. Un ringraziamento maggiore – tuttavia – lo porgo a quanti come te non la pensano, e con i quali volentieri confronterò i personali convincimenti: chissà…potrebbero farmi cambiare opinione.

  7. Terry ha detto:

    Se posso aggiungere qualcosa di mio e che possa servire anche per completare la risposta che Giuseppe ha dato a Domenica ..
    bene ..io credo che con la morte non finisce la vita ma piuttosta continua, trasformandosi in qualcosaltro..lo spirito e cioe’ l’Anima individuale esistera’ per sempre perche’ e’ parte dell’Anima unica e universale e il suo compito e’ di procurarci le esperienze necessarie per elevarsi e avanzare verso la perfezione …se posso consigliare una trilogia di libri che ho trovato assolutamente illuminante e’ quella di Neal Donald Walsh > Conversazione con Dio 1..2..3
    In questi libri ho trovato risposte a domande che L’umanita’ si e’ sempre posta e li consiglio vivamente a tutti di leggerli …

    • giuseppebragho ha detto:

      Gentile Terry,
      Questo è un Blog “aperto”, e la mia replica lo dimostra. Tenterò di spiegare perché. Se tu avessi riscontrato antitesi intorno a ciò che ho scritto, con buone probabilità ti saresti limitata a dare “altro” tipo di risposta, o a non darne per niente. In genere, non si frequenta una discussione lontana dal proprio pensiero o, se si fa, l’atteggiamento assunto discosta dalle accezioni poste. Tu, Terry, con agilità soltanto apparentemente “orientale” aggiri l’ostacolo e ti unisci “per completare la risposta che Giuseppe (io) ha dato a Domenica”. Lo fai portando una ragione, “la” tipologia di ragione che, a quanto pare, ti sostiene. Il signor Neale Donald Walsch, a mio parere, oltre a “illuminare” te, “istruisce” molte centinaia di migliaia di persone, ingrossando le fila degli addottrinati orientali i quali sostengono, tra l’altro, che per essere se stessi e vivere felici non bisogna fare altro che “sentirsi” Dio, oltre a fare quattro balsamici passi dopo un pasto sano e leggero. Dice quasi le stesse cose “donate” al Mondo dai signori Paramhansa Yogananda, Deepak Chopra e altri ancora. Le varie scuole di meditazione indiana sono ben note: non è il caso che l’argomento si dilati oltre. Tali dottrine, nonostante i Tempi, attecchiscono ancora. Trovano adepti. Facilmente. In altre parole, perpetuano il “mentiri” dell’istituzione cattolica cristiana alzando, però, vessilli solo apparentemente diversi: cambiando taluni concetti ad esempio, i quali, dopo la “metamorfosi”, lasciano tutto come prima. E’ storia vecchia, Terry: tanto vecchia. Il forte domina sul più debole. Non me ne vorrai se ti riconosco tra l’ultima categoria. Rispondendo a Domenica, le consigliavo di trovare il tempo di studiare, offrendosi alla ricerca veritiera e non fantastica. Il pensiero New Age, che tu sostieni, è un meraviglioso metodo per assottigliare le innate facoltà mentali: queste, se male indirizzate, non possono che costituire offesa per il Tempo. Studiare “costa”, scrivevo a Domenica. Inoltre, ammetterai che si apprenderà proporzionalmente a qualità d’ingegno posseduta. Di Santoni, o di predicatori barbuti non è più ora, gentile Terry. E’ ora di dedicarsi con scrupolo a ricerche che esulino dal ridicolo o dal superficiale. Molto facile, per soggetti come “l’illuminato” da te proposto, infiacchire lo spirito di chi si trova ad averlo già fragile, di suo. La vita dura poco e, quando cesserà, sarà tutto. Naturalmente, ognuno di noi deciderà come attraversarla e, io, pur non condividendo sotto alcun aspetto quanto scrivi, non ho alcun diritto a tentare di trasformarla. Questo, lo lascio fare agli “illuminati”. Dico soltanto ciò che penso: esattamente come fai tu. Senza pretendere la formazione di adepti che ingrossino le mie tasche: per via dell’abnorme quantità di libri venduti, di donazioni ricevute, eccetera. La signora Demi Moore è convinta di vivere centocinquanta anni, in seguito a tante fandonie trangugiate attraverso la “dottrina” dei suddetti “illuminati”. Al suo contrario preferisco schiattare subito da ignorante, qual sono. Non godo la vostra fortuna intellettuale. Buona giornata, Terry, e grazie.

      P.S.: Non sarai “la” Terry di Melbourne che conosco, spero…

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